L’addio al carbone è più lento del previsto?

ovvero come tutta questa storia dei Venerdì per il futuro, le grete e quant'altro alla fine contano davvero poco sul piatto della bilancia...

L'Unione Europea è a metà strada ma alcuni Stati frenano fortemente l'obiettivo di un addio definitivo rendendo vane le preCop e tutte le manifestazioni di piazza pro ambiente, che a dire il vero, a me hanno sempre lasciato l’amaro in bocca.

Finora, infatti, sia il G7 che il G20 non sono riusciti a trovare una formula che mettesse tutti d’accordo sul salutarlo per sempre. E già nel primo incontro preliminare alla Cop26 a Londra lo scorso luglio non c’è stata intesa totale.

Al momento, sono 162 le centrali a carbone europee che saranno spente entro il 2030. Una cifra che rappresenta, appunto, la metà del totale. A dirlo sono i dati di Europe Beyond Coal, coalizione di movimenti della società civile impegnati in una campagna per il “phase out”, ovvero l’eliminazione graduale del carbone. L’associazione ha creato una vera e propria mappa che monitora la progressiva chiusura delle centrali, come l’annuncio della chiusura della centrale polacca Bełchatów, considerata la più inquinante dell’Unione o l’avvio in Repubblica Ceca della chiusura della centrale Prunerov.

Il cammino, però, è tutt’altro che in discesa. Alcune economie come la Cina o gli Stati Uniti sono ancora molto indietro su questo fronte – anzi, nel caso del Dragone aprono addirittura nuove centrali. In Europa invece è la Germania il principale paese inquinante a causa del carbone, con 138 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2020. Segue immediatamente la Polonia con 102 milioni e dalla Repubblica Ceca con 34 milioni. Continuando, si trovano poi l’Italia e la Grecia.

Intanto… un'app italiana è stata scelta dall'Onu come manuale di vita sostenibile!

Si chiama AWorld, è stata selezionata dalle Nazioni Unite in vista di Cop26 e prova a guidarci nelle piccole scelte quotidiane per affrontare la crisi climatica.

AWorld, l’ha messa a punto l’omonima startup italiana e l’Onu l’ha selezionata come applicazione ufficiale a supporto della campagna ActNow contro la crisi climatica. L’app e la campagna si trovano d’altronde a meraviglia: la seconda punta proprio a promuovere le piccole azioni quotidiane, quelle che ciascuno di noi può mettere in pratica nella sua vita di tutti i giorni. “Ognuno di noi può aiutare a limitare il riscaldamento globale e prendersi cura del nostro pianeta – spiegano le Nazioni Unite -. Facendo scelte che hanno effetti meno dannosi sull'ambiente possiamo essere parte della soluzione e influenzare il cambiamento”. Piattaforme di queste azioni sono un chatbot e appunto l’app, lanciata un anno fa, grazie alle quali sono state finora registrati oltre quattro milioni di piccole-grandi scelte individuali. 

Ma davvero può bastare un’app a cambiare gli atteggiamenti di ogni giorno in tema di sostenibilità?

Molte delle app che usiamo ogni giorno hanno cambiato il modo in cui vediamo le cose, in cui interagiamo e comunichiamo – conclude il cofondatore -. Oggi abbiamo la possibilità di condividere in ogni momento frammenti della nostra quotidianità: un dolce fatto in casa, i successi personali oppure momenti che riteniamo importanti sono disponibili ai nostri amici direttamente sul loro smartphone. Perché allora non condividere anche comportamenti virtuosi e sostenibili? Sappiamo che non è facile cambiare il proprio stile di vita e farsi strada tra le occasioni a basso costo, la comodità di alcuni servizi o semplicemente un’abitudine”.

AWorld tenta di dare una mano proprio in questa fase: se non sai da dove iniziare, sull’app trovi una lista di 34 abitudini sostenibili da tenere sempre sotto mano e da cui partire per migliorare la tua impronta ecologica e il tuo impatto.