LA DARK ACADEMIA È IL FENOMENO SOCIAL CHE RESTITUISCE ALLA GEN Z IL PIACERE DI SCOPRIRE... E DI STUDIARE?

La Dark Academia si diffonde come estetica romantica per rivendicare una certa curiosità nelle arti antiche.

Qualcosa che di fondo adorerei, ma, da quarantenne andante, nemmeno ne conoscevo l'esistenza. Solo grazie a un post di Google Trends ho scoperto che il genere musicale più seguito su youtube nell’ultimo anno non è stato l’hip-hop o la disco-music, nemmeno il genere pop o il rock… ma la Dark Academia.

Non avendone mai sentito parlare, mi sono incuriosito e ho fatto una piccola ricerca scoprendo che si tratta di qualcosa di nuovo, che affonda nel "vecchio" che ha preso corpo durante la pandemia, sui moderni social tra le mura delle università inglesi e americane. Quelle alla Hogwarts per intenderci, dove nei mesi di clausura forzata, gli studenti Gen Z, suggestionati da cose che avevano intorno ma non avevano mai notato, hanno iniziato a postare scorci di un passato in cui erano da sempre immersi, ma di cui non si erano mai curati più di tanto.

L'immaginario a cui rimanda il movimento Dark Academia nato tra Tik Tok e Instagram ad opera della Gen Z, celebra la cultura letteraria, pittorica e la scrittura, riflettendo un profondo bisogno di apprendimento e uno slancio verso il passato, alla ricerca della bellezza semplice e introspettiva.

Condiviso tramite scatti nostalgici, tra tazze di tè e candele accese, il diario di giovani Dostoevskij in erba, sono un susseguirsi di riferimenti letterari e artistici che toccano la scultura greca così come l'architettura gotica: busti di marmo, guglie appuntite e atmosfere auliche disegnano un mondo di riferimento che, secondo i TikTokkers "aiuta le persone a esplorare la propria individualità e ad espandere le proprie conoscenze".

A dire il vero, approfondendo, non sembra un movimento molto diverso da quelli che affascinati dal periodo classico si sono dati al GOT e allo SteamPunk, giusto per citare due movimenti simili.

Infatti, i fautori della Dark Academia rispecchiano gli atteggiamenti di una tribù: si muovono similmente, postano immagini che sfumano dai toni del crema ai più cupi marron e, soprattutto, fanno fede a un codice visivo ben preciso. Occhiali dalla montatura metallica e mocassini in pelle invecchiata sono solo gli estremi di un guardaroba fatto di giacche di tweed e camicette di seta che, sulla riga dell'outfit da bibliotecario chic.